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Siria: Facebook e YouTube di nuovo accessibili

15 febbraio 2011

Dal 9 febbraio la Siria ha di nuovo accesso a siti come Facebook e YouTube dopo il blocco posto in essere nel 2007. La decisione di Damasco non è stata oggetto di annunci ufficiali: i navigatori si sono semplicemente resi conto di poter accedere (per la prima volta dopo quattro anni) ai due social networks senza ricorrere a proxys che permettono di aggirare la censura.

Facebook, un covo di netizen sovversivi, YouTube, un sito sgradito al regime: “Dopo la salita al potere di Bachar el-Assad, la Siria è uno dei buchi neri di internet, con una sistematica censura delle pubblicazioni online dell’opposizione politica ed una forte repressione contro i dissidenti ed i giornalisti indipendenti che si esprimono in rete”, sottolineava il sito di Reporters san Frontières a riguardo di un paese che contava, nel 2007, quasi 4 milioni di internauti. “Le autorità siriane utilizzano un filtro, chiamato “Thundercache” destinato a controllare i contenuti disponibili su internet, eliminare i virus e vietare la pirateria di files video”, continuava RSF. “I cybercaffè sono soggetti a misure particolarmente restrittive, cosa che ne rende difficile l’apertura” precisa l’Open Net Initiative.

E come accadde al momento della censura, la notizia dello sblocco di Facebook e YouTube non è circolata passando da canali ufficiali o istituzionali, ma è rimbalzata sui social networks con post che recitavano ” Facebook e YouTube sbloccati in Siria. STE ha chiesto agli ISP di rimuovere il firewall”. Pare infatti che l’operatore pubblico Syrian Telecommunications Establishment (STE) abbia autorizzato gli accessi e, secondo gli osservatori, la decisione del governo siriano sembrerebbe un gesto di pacificazione volto a placare le agitazioni presenti nel paese a seguito delle rivolte scoppiate in Egitto e Tunisia contro i propri leader politici (Hosni Mubarak e Zin El-Abidin Ben Ali) dopo anni di governi autoritari.

In quest’ottica, il gesto di Assad appare solo come una mossa per alleggerire la tensione politica anche se in realtà non è cambiato molto: “Li stiamo comunque usando in qualche modo, per questo non vedo la differenza”, confessa Ahmad, utente abituato a bypassare il divieto ed informarsi via un server proxy, sempre un passo avanti ai censori. Per Mazen Darwish, del Centro siriano per la libertà di espressione sui media, la disposizione di riaprire i siti prima vietati è una notizia positiva e riflette la nuova fiducia del popolo siriano: l’attivista auspica che da qui possa partire un cambiamento della mentalità nel paese del vicino oriente.

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Comunque, la pagina Facebook “The Syrian Revolution 2011” è in piena attività: i giovani si stanno reciprocamente chiamando alla lotta sul social network più famoso del mondo per una rivolta che, stando ai comunicati d’agenzia che rilanciano anche in lingua italiana, dovrebbe essere esclusivamente pacifica.

“I giovani sono schierati e la routine è già sconvolta”

“Iniziamo a disseminare le notizie in ogni sito, parliamo del blocco comunicativo inflitto ai giovani siriani. Il blackout siriano è iniziato, speriamo che la pubblicazione su siti e forum ci possa aiutare”

“La proliferazione delle informazioni parte solo se a migliaia ci mobilitiamo, e siamo già migliaia ad avere i nostri telefoni in mano”

“Inviamoci questa comunicazione ovunque su canali mobili e satellitari, diventiamo reali! Pubblichiamo in tutti i siti, siriani o non”

Come un’interferenza, come un messaggio criptato che filtra oltre le linee nemiche… le parole , i pensieri dei giovani del paese si sono sempre diffuse oltre la censura governativa.

Solo un wishful thinking? Staremo a vedere.

Comments

  1. Interessante articolo sulle aperture mediatiche concesse dal governo sirianodi Bachar el Assad all’opposizione, nel tentativo di evitare tumultuose manifestazioni di piazza che metterebbero a rischio il permanere al potere della figlio di Afez el Assad e del partito Baath.
    La Siria ha per decenni svolto ruolo fondamentale nel Medio Oriente sia per l’azione di contenimento all’espansione territoriale sionista, che per la stabliizzazione degli equilibri geopolitici dell’area: filosovietica ai tempi del bipolarmismo e successivamente avversa al fronte dei paesi arabi moderati. Riuscì ad imporre “la pax siriana” in Libano mettendo fine alla lacerante guerra civile, per poi continuare ad esercitare un forte influsso politico-militare nel paese dei cedri fino a qualche anno fa, quando fu costretta a ritirarsi sotto le pressioni statunitensi.

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