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Egitto: l’ultimo provider è stato chiuso

1 Febbraio 2011

Il Noor Group era l’ultimo provider egiziano in funzione, ed oggi è stato chiuso, notizia data dal gruppo di ricerca Rensys. I principali operatori egiziani, Link Egypt, Vodafone/Raya, Telecom Egypt, Etisalat Mis sono stati oscurati venerdì, e subito dopo sono stati chiusi gli uffici di Al Jazeera al Cairo ed arrestati una mezza dozzina di reporter, oltre al sequestro delle attrezzature.

Ma la protesta si organizza anche grazie all’intervento esterno: dopo l’acquisto da parte di Google di SayNow (un servizio di voice messaging), il colosso di Mountain View sta collaborando con Twitter per la creazione di un servizio speak-to-tweet per gli utenti egiziani. E, come riporta il blog di Google: Il servizio è già attivo e tutti possono twittare semplicemente lasciando un messaggio vocale a uno di questi numeri internazionali (+16504194196, +390662207294 oppure +97316199855) e il servizio sarà immediatamente twittato con un messaggio utilizzando l’ hashtag #Egypt. Nessuna connessione Internet è necessaria. Le persone possono ascoltare i messaggi componendo i numeri di telefono stesso o andare sul profilo dedicato su Twitter“.

 

Dall’Egitto arrivano informazioni contradditorie: è difficile capire che cosa stia davvero accadendo in queste ore. Da ieri Al Jazeera è off: gli uffici de Il Cairo sono stati chiusi ed il segnale che rimbalza sul satellite Nilesat (che arriva a buona parte del Medio Oriente, oltre 10 milioni di spettatori), è stato spento su ordine delle autorità governative: “ Il ministro per le comunicazioni [ Anas al-Fikki] ha ordinato la sospensione delle operazioni di Al Jazeera, cancellando le licenze e ritirando gli accrediti a tutto lo staff”, si legge in una comunicazione ufficiale diramata da Al Jazeera.

 

Ma come è possibile?

 

Nilesat è di proprietà della Egyptian Radio and Television Union, ma una piccola parte è anche della Arab Organization for Industrialization (AOC), diretta da Hosni Mubarak. Come riporta anche Committee to Protect Journalists, le autorità stanno anche bloccando la ricezione della stazione da parte di altri network di satelliti. Per ora, il segnale viene ancora trasmesso da Hot Bird e Arabsat. Per fortuna, Al Jazeera English viene ancora vista all’interno dei confini egiziani, e l’emittente ha postato sul suo sito le istruzioni (in lingua araba) per ricevere il segnale da Nilesat su frequenze alternative.

 

L’unica speranza è (ancora) il Web: i giornalisti stanno chiedendo aiuto ai blogger e a tutti quelli che in qualche modo riescono ancora ad arginare il blocco del Web per diffondere notizie, video e fotografie sulla protesta senza precedenti contro il presidente Mubarak. Gli stessi reporter confidano nei social network, e stanno caricando foto su foto su Flickr, o twittano, nonostante l’oscuramento del microblog dello scorso 25 gennaio.

 

Il pericolo di non riuscire più diffondere online informazioni provenienti dall’Egitto comunque resta, anche se in molti stanno trovando modi per aggirare la censura: si sappia che dopo Twitter, il 26 gennaio sono stati oscurati anche Facebook e Google, e poi sono cadute le connessioni private. Per chiudere il cerchio, sono state tagliate anche le comunicazioni via sms.

 

Ma come è stato possibile? Le fibre ottiche che attraversano il Mediterraneo verso l’Italia e quelle che riemergono dal Mar Rosso verso l’India non sono state toccate. Troppo complicato. Il rapporto minuto per minuto (o quasi) di cosa sia accaduto la notte tra il 26 e il 27 gennaio si torva su Renesys (Internet Intelligence Autority): come spiegato nel blog dell’agenzia, a interrompere le connessioni sono stati gli operatori delle telecomunicazioni che si spartiscono gli utenti in Egitto. Telecom Egypt ha dato inizio al processo alle 22,12; un minuto dopo ha cominciato Vodaphone/Raya; alle 22,17 è stata la volta di Link Egypt; ancora due minuti e poi anche Etisalat Misr. Chiude il giro Internet Egypt alle 22,25.

 

In 13 minuti, le connessioni erano cadute.

 

L’ordine, ovviamente, è arrivato dal governo: Vodafone/Raya ha ammesso che “ tutti gli operatori mobili egiziani hanno ricevuto istruzioni di sospendere i servizi in alcune aree”. La legge, infatti, mette questo potere in mano allo Stato, pena il ritiro della licenza da parte della Telecommunications Regulatory Authority. Solo il router dell’operatore NoorGroup, che si occupa delle connessioni della borsa egiziana, è rimasto completamente attivo. Come conseguenza, quasi tutto il traffico dati da/a l’Egitto ed entro i confini è stato soppresso (resta intatto il traffico dati che attraversa il paese, per esempio, quello tra l’Europa e l’Asia).

 

Una cosa simile potrebbe accadere altrettanto facilmente in Europa? Al di là delle leggi, tecnicamente sì, per via dell’accentramento delle connessioni nelle grandi città (di solito le capitali). Più difficile negli Usa: più sono gli operatori e più tempo serve per comandarli e controllarli.

 

In fin dei conti, Internet è un gruppo di cavi in stanze scarsamente illuminate e freddine. Un paese come l’Egitto ha probabilmente solo una dozzina di queste stanze”, ha spiegato Craig Labovitz, ricercatore capo di Arbor Networks, un’agenzia di Internet security. Eseguire gli ordini di una telefonata e staccare la spina è semplice, in un paese in cui ci sono solo 10 Internet provider.

 

Comments

  1. Andrea Vento says:

    A mio modesto parere l’articolo tratta argomenti specifici limitati al campo della telematica e della telefonia e non entra nel merito della “crisi egiziana” che sicuramente rappresenta il tassello più importante di una rivoluzione più o meno pacifica che sta attraversando in queste settimane il modo arabo.
    Le informazioni, peraltro interessanti che vi sono riportate, sono in linea con il taglio informatico del blog; tuttavia credo che faremmo un’operazione di altro rilievo analitico e interpretativo se cercassimo di individuare le cause socioeconomiche e politiche della crisi in questione allargando, nel contempo, lo sguardo sulle relazioni geopolitiche che hanno caratterizzato l’intero mondo arabo negli ultimi decenni.

  2. Andrea Vento says:

    A tal proposito credo sia sufficiente per approfondire la riflesssione cercare di fornire risposte ad alcuni quesiti fra i quali i maggiormente significativi mi risultano:
    1) Come è possibile che gli Usa, paladini della “democrazia” in M.O. (vedi Iraq) e nel mondo, abbiano permesso che Mubarak fosse rieletto per ben 6 volte attraverso brogli elettorali conclamati senza mai alcuna questione diplomatica?
    2) La politica Usa in M.O. di sostegno ai regimi autoritari (Egitto, Tunisia, Yemen) e a monarchie assolute (Arabia S., Giordania, Marocco e altri Emirati del golfo), finalizzata a scongiurare l’avanzata dei movimenti fondamentalisti ha prodotto profonde disparità socioeconomiche che hanno relegato oltre la metà della popolazione sotto la soglia della povertà. L’esempio dell’Iran sotto il regime corrotto e dispotico dello Scià che ha portato alla rivoluzione islamica khomenista del 1979 non ha lasciato alcun monito alla Casa Bianca?

Trackbacks

  1. […] escano poi tanti cavi. Bloccando quelle dorsali parte del lavoro è fatto. Poi consideriamo che gli ISP egiziani son solo cinque, quindi si fa presto in quella condizione a fermare il web. Lo stato arriva in fretta ai […]

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