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	<title>i...bloog &#187; marketing virale</title>
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		<title>E-commerce su Facebook: l&#8217;aquisto sociale</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 07:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia</dc:creator>
				<category><![CDATA[e-commerce]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 2011 è l&#8217;anno decisivo per lo sviluppo dell&#8217;e-commerce su Facebook: molte già le realtà che, tramite applicazioni dedicate, hanno integrato un negozio online direttamente sviluppato su Facebook, e si va da una semplice vetrina che porta al sito ufficiale fino a sistemi più complessi e personalizzati, che inseriscono all’interno del social tutte le fasi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-1444" title="facebook-ecommerce" src="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/facebook-ecommerce.jpg" alt="facebook-ecommerce" width="200" height="146" />Il 2011 è l&#8217;anno decisivo per lo sviluppo dell&#8217;e-commerce su Facebook: molte già le realtà che, tramite applicazioni dedicate, hanno integrato un negozio online direttamente sviluppato su Facebook, e si va da una semplice vetrina che porta al sito ufficiale fino a sistemi più complessi e personalizzati, che inseriscono all’interno del social tutte le fasi del processo di acquisto online.</p>
<p><span id="more-1442"></span><strong>La vendita su Facebook</strong> apre così nuovi scenari al marketing, grazie all&#8217;integrazione tra funzionalità e comodità tipiche di un negozio online con gli strumenti social, che permettono di migliorare la<strong> brand image </strong>e la <strong>brand awareness</strong> ampliando il raggio del viral marketing.<br />
Si pensi solo alla possibilità di mettere un “mi piace” su un certo prodotto, di condividerlo sulla propria bacheca e di mostrarlo agli amici, o alle possibilità per il marketing di legare specifiche promozioni all’acquisto su Facebook come proporre sconti solo ai propri fan.<br />
Dal punto di vista del cliente, un’applicazione e-commerce su Facebook aumenta la presa sociale ed emotiva dell’acquisto: condividendo sulla propria bacheca i prodotti che interessano, in pochi minuti è possibile ricevere commenti, consigli e opinioni da parte degli amici, rendendo l’esperienza di acquisto davvero sociale.</p>
<p>In realtà però ancora non c’è la possibilità di costruire un vero e proprio e-commerce su Facebook, con tutte le fasi complete del processo d’acquisto (il social infatti ancora non supporta il pagamento e il tracciamento della spedizione) ma, una delle regole più importanti per sfruttare in modo adeguato i social media, è quella di <strong>condividere contenuti esclusivi pensati appositamente per i social network</strong>: e altrettanto si può fare quindi con un e-commerce, presentando un prodotto pensato esclusivamente per questo mezzo.</p>
<p>E&#8217; ciò che ha fatto ad esempio <strong>Diane Von Furstenberg</strong>, il brand che ha saputo raccogliere molti fans sulla sua pagina Facebook e che, per <strong>rafforzare l’engagement e stimolare la partecipazione</strong>, ha ideato un&#8217;interessante iniziativa chiamata <strong>Wrap of the Month</strong>: ogni mese viene messo in vendita un abito, acquistabile solo tramite Facebook e proposto in <strong>limited edition</strong> (ovviamente, dopo la scelta della taglia e del numero di articoli desiderato, si è reindirizzati all’e-commerce ufficiale dove si può continuare lo shopping).</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1447" title="DVF" src="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2011/09/DVF.jpg" alt="DVF" width="570" height="602" /></p>
<p>E questa &#8220;semplice&#8221; iniziativa consente al brand di guadagnare maggior visibilità, di attrarre un target più giovane e di guadagnare fan in più (ad oggi 133.741).</p>
<p>Ma, in Europa, a che punto siamo col commercio elettronico?<br />
Secondo Forrester Research, <strong>in Europa le vendite on line sarebbero cresciute del 18% nel 2010</strong>, rispetto al 2009, e il numero di acquirenti on line nel<strong> 2015</strong> dovrebbe salire <strong>da 157 a 205 milioni di persone</strong>, con vendite che raggiungeranno i <strong>133,6 miliardi di euro</strong>&#8230; staremo a vedere.</p>
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		<title>Enterprise 2.0: funziona?</title>
		<link>http://www.ibloom.it/blog/2009/12/enterprise-2-0-smacchi-e-successi/</link>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 15:32:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enterprise2.0]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[enterprise 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[marketing virale]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono ormai più di 2 anni che si parla di &#8220;Enterprise 2.0&#8243;: facciamo il punto su quali siano le strategie vincenti per chi intende impegnarsi in un progetto 2.0 a livello aziendale e, per questo, approfittiamo dell&#8217;articolo di Don Hinchcliffe: 14 Reasons Why Enterprise 2.0 Projects Fail. L&#8217;autore vi elenca infatti le principali ragioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono ormai più di 2 anni che si parla di &#8220;Enterprise 2.0&#8243;: facciamo il punto su quali siano le strategie vincenti per chi intende impegnarsi in un progetto 2.0 a livello aziendale e, per  questo, approfittiamo dell&#8217;articolo di Don Hinchcliffe: <a title="14 Reasons Why Enterprise 2.0 Projects Fail" href="http://blogs.zdnet.com/Hinchcliffe/?p=718" target="_blank">14 Reasons Why Enterprise 2.0 Projects Fail</a>.</p>
<p><span id="more-961"></span></p>
<p>L&#8217;autore vi elenca infatti le principali ragioni di insuccesso dei progetti 2.0 delle aziende, che vi riassumiamo in quattro principali fattori di criticità:</p>
<ul>
<li><strong>La scelta degli strumenti</strong>. Non esiste lo strumento perfetto ma solo un&#8217;infinità di soluzioni che dovranno essere adattate al budget, agli obliettivi ed ai limiti oggettivi dell&#8217;azienda. Lo strumento scelto è certo uno degli elementi dell&#8217;equazione che porterà alla riuscita ma non il più importante, dato che potrò sempre essere sostituito. E&#8217; invece importante non sprecare troppo tempo ed energie nel processo di scelta, e partire con la soluzione il più leggera possibile (per valutarla e/o&#8230; cambiarla). Tenete presente che gli strumenti più semplici sono anche i più facili da apprendere e quindi da diffondere.</li>
<li><strong>L&#8217;evangelizzazione</strong>. E&#8217; importantissimo trovare i modi migliori per promuovere le iniziative E2.0 e, soprattutto, per spiegarne i benefici ai più scettici. I  maestri dell&#8217;E2.0 sono coloro che faranno in modo di far superare ai progetti le&#8230; distanze tra i vari servizi business unit, altrimenti il progetto rischia di restare accantonato ad un solo dipartimento e di non essere condiviso dal resto dell&#8217;organizzazione.</li>
<li><strong>Gli attori</strong>. Molti ruoli possono essere coinvolti  in un&#8217;iniziativa E2.0. E&#8217; importante riuscire a recuperare gli  input di ognuno in modo ottimale e certo non penalizzante a riguardo delle attività più tradizionali.</li>
<li><strong>Obiettivi e monitoraggio</strong>.  I benefici dell&#8217;E2.0 si fanno sentire nel medio vedi lungo termine. Inutile quindi fissarsi obiettivi a partire dal primo mese o abbandonare dopo due anni di risultati poco significativi. Creare una dinamica 2.0 nelle aziende è un lavoro lungo, soprattutto per quanto riguarda il cambiamento delle abitudini di lavoro e delle mentalità. Non sperate quindi in miracoli dopo un trimestre: tutto sta nel gestire costi e risorse al meglio appunto su tempi lunghi  gratificando comunque rapidamente i collaboratori coinvolti, il cui impegno deve essere riconosciuto e valorizzato.</li>
</ul>
<p>Altro concetto che mi ha particolarmente sedotto in questo articolo è l&#8217;<strong>approccio empirico “</strong><em><strong>fail fast and often</strong></em><strong>”</strong>: fallire in fretta e spesso, in un mondo che ormai sembra in&#8230; fase beta, dove il trittico Probe-Sense-Respond è sempre più necessario.</p>
<p>Riporto anche questa immagine della curva di adozione, che trovo significativa:</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-964" title="E2_success_pattern" src="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/12/E2_success_pattern.jpg" alt="E2_success_pattern" width="509" height="336" />Sempre sull&#8217;argomento, segnalo poi un altro articolo: <a title="The secret sauce to successful Enterprise 2.0 adoption" href="http://blog.contentmanagementconnection.com/Home/19945" target="_blank">The secret sauce to successful Enterprise 2.0 adoption</a>, di più difficile  sintesi ma che evidenzia gli stessi punti di criticità: <strong>riuscire a coinvolgere gli interlocutori giusti al momento giusto</strong>, <strong>non sottovalutare l&#8217;evangelizzazione/formazione</strong>, <strong>non confidare in un unico strumento</strong>, <strong>fissarsi obiettivi e strumenti di monitoraggio coerenti</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Let&#8217;s get the people engaged again!</title>
		<link>http://www.ibloom.it/blog/2009/02/lets-get-the-people-engaged-again/</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Feb 2009 15:08:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia</dc:creator>
				<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[search engine marketing]]></category>
		<category><![CDATA[marketing conversazionale]]></category>
		<category><![CDATA[marketing virale]]></category>

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		<description><![CDATA[Dalla pubblicità al marketing conversazionale: &#8220;Dramatic shift in marketing reality&#8221;. Quando si parla di social media si parla di &#8220;conversazione&#8221;, di scambio, di dialogo: oggi è di capitale importanza capire la portata di queste &#8220;conversazioni&#8221;, per potervi partecipare attivamente. Per le aziende questo implica un necessario passaggio dall&#8217;era dei mass-media e della pubblicità all&#8217;era della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-590" title="sm" src="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/02/sm.gif" alt="sm" width="147" height="120" />Dalla pubblicità al marketing  conversazionale: &#8220;Dramatic shift in marketing reality&#8221;.</p>
<p><span id="more-589"></span></p>
<p>Quando si parla di social media si parla di &#8220;conversazione&#8221;, di scambio, di dialogo: oggi è di capitale importanza capire la portata di queste &#8220;conversazioni&#8221;, per potervi partecipare attivamente.</p>
<p>Per le aziende questo implica un necessario <strong>passaggio dall&#8217;era dei mass-media e della pubblicità all&#8217;era della vera relazione</strong>, guidata dall&#8217;ascolto, dal dialogo e dalla partecipazione. Culturalmente questo passaggio necessita la comprensione delle possibilità legate al <strong>marketing conversazionale</strong> ma anche un&#8217;<strong>utilizzo pertinente e coerente degli strumenti a disposizione</strong>.</p>
<p>Vi consiglio di dare un&#8217;occhiata a questo video dell&#8217;agenzia <strong><a title="Scholz &amp; Friends" href="http://www.s-f.com" target="_blank">Sholz &amp; Friends</a></strong> che ben esprime la transizione dall&#8217;era della pubblicità a quella della conversazione, dove si innescano vere e durature relazione <strong>con</strong> <strong>e</strong> <strong>tra</strong> <strong>i consumatori</strong>.</p>
<p><object width="425" height="344" data="http://www.youtube.com/v/ciSrNc1v17M&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/ciSrNc1v17M&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
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		<title>LinkBait – che cos’è?</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Oct 2008 15:01:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Edith</dc:creator>
				<category><![CDATA[webmarketing]]></category>
		<category><![CDATA[article marketing]]></category>
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		<description><![CDATA[Il LinkBait è una strategia che porta link ad un sito grazie ai contenuti in esso pubblicati, suscitando interesse, polemica o fornendo informazioni. LinkBait è il contenuto specialmente scritto per educare, intrattenere o interessare il vostri lettori e/o potenziali clienti. Questi contenuti creano “buzz”, e il buzz si diffonde viralmente da sito a sito in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il</strong><strong> LinkBait </strong>è una strategia che porta link ad un sito grazie ai contenuti in esso pubblicati,  suscitando interesse, polemica o fornendo informazioni. <strong>LinkBait</strong> è il contenuto specialmente scritto per educare, intrattenere o interessare il vostri lettori e/o potenziali clienti. Questi contenuti creano “buzz”, e il buzz si diffonde viralmente da sito a sito in forma di links e commenti che gli utenti scrivono su quanto è stato pubblicato sul vostro sito. Questi <strong>inbound links</strong> vengono usati dagli algoritmi dei motori di ricerca per dare ranking al sito web: più alto è il ranking &#8211; più alto è il posizionamento – più alto è il traffico che arriva sul vostro sito: più visitatori che creano più buzz che crea ancora più visitatori.</p>
<p><span id="more-164"></span></p>
<p>La creazioni di <strong>linkbait</strong> è una vera e propria campagna marketing e rientra nel <strong>linkbuilding</strong>. L’unico scopo è l’aumento della quantità di links rilevanti di altissima qualità ad un determinato sito web.<br />
Ottimizzato per parole chiave specifiche, linkbait fornisce due cose:</p>
<ol>
<li><strong><em>Contenuti specifici e utili scritti da un autorità in un mercato di nicchia o contenuti che creano discussioni e a volte argumenti su un determinato soggetto di nicchia.</em></strong></li>
<li><strong><em>Nello stesso momento gli articoli linkbait attrarrono visitatori al vostro sito web.</em></strong></li>
</ol>
<p>Qui è la differenza. Il vostro contenuto deve generare links da altri siti web, giusto? Questo è l’obiettivo. Voi volete che la gente ami o odi il vostro articolo abbastanza da scriverne sui loro siti web e così, con un follow-up, postano anche un link al vostro sito, dove si trova il contenuto di cui si discute. Questo è <strong>marketing virale</strong> di base in cui visitatori non solo leggono il vostro materiale, ma webmasters che vengono a conoscenza lo trovano abbastanza interessante da parlarne sui loro siti. Così diventa una risorsa infinita per backlinks al vostro sito.</p>
<p>Cosa succede con backlinks o one-way links da altri siti? I motori di ricerca contano quanti siti linkano sul vostro sito web e vi danno preferenza e posizionamenti migliori nelle loro SERPs (Search Engine Result Pages), aumentando il traffico al vostro sito. Questa forma di marketing virale a volte ancora non viene considerata abbastanza: spesso il webmaster non pensa a questo metodo molto semplice per spingere il sito nei listings organici dei motori. I <strong>posizionamenti organici</strong> sono quelli per cui non si paga, che aiutano il vostro sito a migliorare in maniera naturale e che durano molto tempo.</p>
<p>Ci sono alcuni tipi diversi di <strong>linkbaiting</strong>. Ecco una breve spiegazione:</p>
<ul>
<li><strong>Informazioni:</strong> <em>Se fornite informazioni che educano e informano i vostri lettori, loro ritorneranno sempre e useranno i vostri contenuti come referenza. </em></li>
<li><strong>Novità:</strong> <em>Pubblicando news attuali sul web verrà apprezzato da lettori che vogliono sapere – in modo veloce – che cosa sta succedendo intorno ad un certo argomento. </em></li>
<li><strong>Umorismo:</strong> <em>Storie divertenti, immagini bizzari o videos, cartoni animati e barzellette funzionano sempre bene. Alla gente piace ridere e segnalerà la vostra collezione ad altri e così si genererà traffico nuovo. </em></li>
<li><strong>Polemica:</strong> <em>Pubblicate polemiche e discussioni su qualcuno o qualcosa in maniera negativa e la gente amerà dare il suo punto di vista. Avrete sempre molta attenzione. Scrivere qualcosa di non popolare porta i lettori a esprimersi, polemizzeranno anche sul vostro punto di vista strano e linkeranno al vostro sito in maniera che altri visitatori possono seguire la loro polemica.</em></li>
<li><strong>Risorse</strong>: <em>Una delle forme migliore di linkbait e creare una buona lista di risorse. Una buona lista non solo verrà indicizzata ma verrà pubblicata o linkata anche su tanti altri siti. Questo dà molta credibilità al vostro sito in una nicchia particolare, e diventerà un lavoro di referenza. Creare una lista specifica su un determinato argomento è una risorsa preziosa per chi è interessato al tema analizzato e vi porterà ad essere una referenza nel settore. Una pagina di risorse ben fatta vale oro. Potete avere centinaia di altre pagine di contenuti, ma ciò che attirerà e farà ritornare l&#8217;utente favorendo il vostre referenziamento, sarà la lista.</em></li>
</ul>
<p>Uno dei migliori esempi di quest’ultimo tipo di linkbait e <a title="Smashing Magazine" href="http://www.smashingmagazine.com/" target="_blank">Smashing Magazine</a>: un blog che non è altro che una raccolta di liste di risorse che crea un’onda continua di visitatori. Loro hanno tutto e, non solo è una risorsa particolarmente interessante da leggere, ma è una delle fonti di links migliori. Quindi gli utenti lo citano, lo riferiscono, lo usano e lo apprezzano.</p>
<p>Le liste di risorse sono contenuto di qualità, e questa è la grandissima differenza tra il successo o il allimento di questa forma di marketing. Se create un’articolo linkbait misero, non funzionerà. Inoltre la vostra credibilità ne soffrirà. Sul web la prima impressione conta molto e con soli 9 secondi di attenzione (il tempo medio che vi verrà concesso per convincere l&#8217;utente a non lasciare il vostro sito) avete bisogno di fornire contenuto di qualità.</p>
<p>Quindi ciò che dovrete considerare per utilizzare questa forma di marketing è: <strong>fornire contenuti di alta qualità</strong>, <strong>utili</strong>, <strong>interessanti</strong> e <strong>divertenti, </strong>metterli in forma professionale e renderli il più possibile user-friendly . Ottimizzate per i motori di ricerca e gli utenti vi troveranno: permettete commenti sul vostro materiale e il traffico è assicurato!</p>
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