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	<title>i...bloog &#187;  marketing</title>
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		<title>Le 4P del social marketing</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 12:47:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia</dc:creator>
				<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[webmarketing]]></category>
		<category><![CDATA[tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[4P]]></category>
		<category><![CDATA[Forrester]]></category>
		<category><![CDATA[Jerome McCarthy]]></category>
		<category><![CDATA[ marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono ormai quasi 50 anni che esiste la teoria delle 4P di Jerome McCarthy: Product (prodotto), Price (prezzo), Place (distribuzione) e Promotion (comunicazione) quali variabili controllabili (leve decisionali) del marketing mix che le imprese adottano per raggiungere i propri obiettivi. Ma oggi i circuiti di distribuzione non sono certo più gli stessi: il web con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono ormai quasi 50 anni che esiste la teoria delle <a title="4P" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marketing_mix#Le_4P" target="_blank"><strong>4P di Jerome McCarthy</strong></a>: Product (prodotto), Price (prezzo), Place (distribuzione) e Promotion (comunicazione) quali variabili controllabili (<strong>leve decisionali</strong>) del <strong>marketing mix</strong> che le imprese adottano per raggiungere i propri obiettivi. Ma oggi i circuiti di distribuzione non sono certo più gli stessi:  il web con il commercio on line ed i social media hanno davvero cambiato il mercato, e le abitudini dei consumatori.</p>
<p><span id="more-977"></span>L&#8217;ultimo rapporto <strong>Forrester</strong> su questo argomento è interessante: definisce infatti le basi dell&#8217;<strong><a title="Adaptive Brand Marketing" href="http://www.forrester.com/Research/Document/Excerpt/0,7211,55526,00.html" target="_blank">Adaptive Brand Marketing</a> </strong>riassumendo il contesto e le motivazioni che dovrebbero spingere un brand a rivedere le proprie strategie:</p>
<ul>
<li><strong>Frammentazione dei media</strong>, con conseguente diminuzione del raggiungimento degli obiettivi (impossibile garantire l&#8217;efficacia di uno stesso messaggio diffuso in una moltitudine di nano-media);</li>
<li><strong>Disequilibrio</strong> tra i mezzi destinati al <strong>trade marketing</strong> (tecniche di marketing indirizzate al distributore piuttosto che al consumatore finale, il 70% del budget totale per alcuni marchi) rispetto a quelli destinati al<strong> brand marketing</strong> (per valorizzare il marchio o l&#8217;immagine dei prodotti);</li>
<li>Perverse conseguenze di <strong>politiche di conquista e di fidelizzazione</strong> unicamente basate sulle promozioni e sui prezzi al ribasso &#8230;</li>
</ul>
<p>Insomma: il contesto non è certo favorevole, e  sono poche le aziende che riescono a differenziarsi dalla massa facendo leva sul proprio stesso <strong>marchio </strong>piuttosto che sul <strong>prezzo</strong>. Ecco un grafico che lo dimostra: nell&#8217;elenco delle motivazioni all&#8217;acquisto di &#8216;veri individui&#8217; (e non di <a title="geek" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Geek" target="_blank">geeks</a>) la <strong>promozione</strong> è infatti il terzo argomento più impattante, prima della fiducia nel marchio e ben prima dei consigli di amici o familiari.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-985" title="Product sale" src="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/12/Product_sale.jpg" alt="Product sale" width="550" height="531" /></p>
<p>Aggiungete a questo il fatto che nei social media il marchio esiste solo a&#8230; lato del contenuto (<em>social ads </em>in un profilo, o banner nella colonna laterale di un blog) e avrete esperti di marketing davvero disarmati di fronte ad una nuova generazione di consumatori  ben evoluti rispetto all&#8217;epoca in cui era sufficiente sommergerli di pubblicità per invogliarli all&#8217;acquisto di un prodotto.</p>
<p>L&#8217;idea di base dell&#8217;<strong>Adaptive Brand Marketing </strong>è quindi quella di adottare un approccio più &#8220;agile&#8221;, privilegiando in primo luogo l&#8217;immagine del marchio piuttosto che le vendite nel breve termine (“<em>A flexible approach in which marketers respond quickly to their environment to align consumer and brand goals and maximize return on brand equity</em>“). Si tratta quindi di saper aggiustare le strategie e le tattiche in campo in funzione del <strong>ritorno immediato</strong> (nel real-time-web ):  in termini di social marketing infatti non ci sono certezze, ma solo molte sperimentazioni. Secondo l&#8217;autore la prima cosa da fare quindi sarebbe quella di abbandonare l&#8217;idea di avere un &#8220;brand manager&#8221;,  sostituendolo invece con un &#8220;brand advocate&#8221;:  un consiglio davvero improntato al buon senso, dato che <strong>nei social media</strong> <strong>il vostro marchio non vi appartiene più</strong> ma è tributario di ciò che gli altri ne pensano/dicono. Un atteggiamento aperto al confronto ed all&#8217;argomentazione è quindi certo più adatto rispetto a pose&#8230; &#8220;dittatoriali&#8221; (&#8220;impongo la visione del direttore marketing a colpi di campagne TV e manifesti pubblicitari&#8230;&#8221;).</p>
<p>Ed ecco come l&#8217;autore propone di riciclare le 4P del marketing tradizionale nelle 4P del social marketing:</p>
<ul>
<li><strong>Permission</strong> (permesso), perchè è necessario farsi accettare per entrare a far parte delle discussioni e coinvolgere individui o gruppi (da tener presente che si ha a che fare con &#8220;profili&#8221;, non con clienti &#8220;fisici&#8221;) su tematiche che spingano il nostro band;</li>
<li><strong>Proximity</strong> (prossimità), perchè ci si deve adattare alle specifiche &#8220;locali&#8221; (servizi, toni, usi e costumi&#8230;) per colpire in modo efficace ma certo più sottile, invece di &#8220;irradiare&#8221; un messaggio generico, valido su più mercati ma decisamente inefficace nel contesto;</li>
<li><strong>Perception</strong> (percezione), perchè nei social media bisogna sapersi accontentare di quello che gli utilizzatori decidono di mostrare di se stessi (sui profili o tramite i meccanismi si autentificazione come Facebook Connect) e riuscie;</li>
<li><strong>Partecipation</strong> (partecipazione), perchè i clienti/prospects sono invitati non certo a prendere il controllo delle azioni, ma ad esprimersi riguardo ai loro bisogni o ai loro desideri di eventuale sviluppo.</li>
</ul>
<p>Ecco quindi un quadro formale sul quale è certo interessante lavorare: significativo il fatto che nei social media <strong>non avete a che fare con &#8220;consumatori&#8221; </strong>(come in un supermercato&#8230;) <strong>ma con avatars di consumatori</strong>, che cercano in primo luogo di valorizzarsi attraverso un&#8217;immagine ed un quotidiano&#8230; ottimizzato e magari &#8230; idealizzato (racconteranno solo ciò che è interessante, pubblicheranno solo le foto più belle&#8230;). Insomma: <strong>i social media usati dai consumatori servono innanzi tutto a valorizzare il loro ego e a consentirgli di&#8230; brillare socialmente</strong>.</p>
<p>La domanda da porsi allora è: la vostra campagna, gli consentirà di amplificare ulteriormente questi due obiettivi? Valorizzerà ancor più il loro ego e gli  garantirà lustro nell&#8217;universo virtuale? Quindi, rifletteteci bene, prima di &#8230; improvvisare un&#8217;operazione di buzz &#8230;</p>
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		<title>Google: format Adsense Rich Media</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Mar 2009 15:10:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia</dc:creator>
				<category><![CDATA[webmarketing]]></category>
		<category><![CDATA[motori di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[ marketing]]></category>
		<category><![CDATA[AdSense]]></category>
		<category><![CDATA[campagne]]></category>

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		<description><![CDATA[Doveva prima o poi accadere: Google sta sperimentando negli Stati Uniti una versione Rich Media delle sue pubblicità Adsense: Introducing expandable ads on AdSense sites. Si tratta di annunci con una zona espandibile al passaggio del mouse, dove verrà diffuso un video o un elemento interattivo (come un&#8217;animazione Flash). Da notare che utilizzano il termine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-696" title="logo_main" src="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/03/logo_main.gif" alt="logo_main" width="150" height="58" />Doveva prima o poi accadere: <strong>Googl</strong>e<strong> </strong>sta sperimentando negli Stati Uniti una versione Rich Media delle sue pubblicità <a title="Adsense" href="https://www.google.com/adsense/" target="_blank">Adsense</a>: <a title="Google AdSense" href="http://adsense.blogspot.com/2009/03/introducing-expandable-ads-on-adsense.html" target="_blank"><strong>Introducing expandable ads on AdSense sites</strong></a>.</p>
<p><span id="more-695"></span>Si tratta di annunci con una zona espandibile al passaggio del mouse, dove verrà diffuso un video o un elemento interattivo (come un&#8217;animazione Flash).</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-700" title="google_expandable_ad" src="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/03/google_expandable_ad.jpg" alt="google_expandable_ad" width="550" height="268" /></p>
<p>Da notare che utilizzano il termine <em>&#8220;expandable ad&#8221;</em> invece di <em>&#8216;&#8221;rich media ad&#8221;</em>, certo per differenziarsi dallo<strong> IAB</strong> e dalle sue <a title="IAB" href="http://www.iab.net/iab_products_and_industry_services/508676/508767/Rich_Media" target="_blank">Rich Media Creative Guidelines</a>.</p>
<p>Saranno proposte due modalità di pagamento: <strong>CPM</strong> e <strong>CPC</strong>. Per il modello <em>Cost-per-Click</em> il pagamento avverrà solo se l&#8217;utente visita il sito dell&#8217;inserzionista, per  il <em>Cost-per-Impression</em> invece il pagamento avverrà all&#8217;espansione dell&#8217;area  pubblicitaria.</p>
<p>Interessante certo, ma merita comunque  riflessione: questo nuovo format, oltre che a disturbare la navigazione, non rischia di snaturare i links pubblicitari che hanno fatto il successo del programma Adsense?</p>
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