<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>i...bloog</title>
	<atom:link href="http://www.ibloom.it/blog/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.ibloom.it/blog</link>
	<description>global cross pollination</description>
	<lastBuildDate>Wed, 24 Feb 2010 07:35:52 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>L&#8217;era dell&#8217;internet mobile</title>
		<link>http://www.ibloom.it/blog/2010/02/lera-dellinternet-mobile/</link>
		<comments>http://www.ibloom.it/blog/2010/02/lera-dellinternet-mobile/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 07:33:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Edith</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mobile]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[iphone]]></category>
		<category><![CDATA[mobile facebook]]></category>
		<category><![CDATA[mobile internet]]></category>
		<category><![CDATA[smartphone]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ibloom.it/blog/?p=1030</guid>
		<description><![CDATA[Il ciclo del mobile Internet è il quinto ciclo tecnologico dell‘economia digitale, dopo i mainframe negli anni 60, i minicomputer nei 70, il PC negli 80 e l’internet desktop dei 90. Negli anni 2000 il ciclo del Mobile Internet è appena cominciato ma promette di evolversi con rapidità ancora maggiore dei cicli precedenti. La Morgan [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2010/02/Google-Nexus-One1.jpg" rel="lightbox[1030]"><img class="alignright size-full wp-image-1032" title="Google-Nexus-One" src="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2010/02/Google-Nexus-One1-e1266996735324.jpg" alt="Google-Nexus-One" width="102" height="200" /></a>Il ciclo del <strong>mobile Internet</strong> è il quinto ciclo tecnologico dell‘economia digitale, dopo i mainframe negli anni 60, i minicomputer nei 70, il PC negli 80 e l’internet desktop dei 90. Negli anni 2000 il ciclo del <strong>Mobile Internet</strong> è appena cominciato ma promette di evolversi con rapidità ancora maggiore dei cicli precedenti. La Morgan Stanley (una delle più prestigiose aziende finanziarie del mondo) prevede più utenti connessi alla rete via mobile che via desktop PC entro i prossimi 5 anni.</p>
<p><span id="more-1030"></span></p>
<p>In questo momento sembrano emergere come leader dell’internet mobile venturo 4 società:  Facebook, Amazon, Apple, Google.</p>
<p>Apple in particolare con il suo <strong>Iphone</strong> e il correlato App Store per il download di programmi sta facendo la parte del leone: basti pensare che solo dal 23 al 27 dicembre lo Store di Apple ha venduto un numero di applicazioni tale da ottenere un incasso netto di circa 100.000 euro. Un altro dato significativo è rappresentato dalle stesse vendite dell&#8217;Iphone 3G che attualmente è il telefono più utilizzato negli Stati Uniti con il 4% di quota dell&#8217;intero mercato della telefonia mobile; ma non sono solo i dati delle vendite a mostrare l&#8217;enorme impatto di questo telefono: se controlliamo il traffico web generato nel 2009 dai dispositivi mobile ben oltre il 50% è rappresentato proprio dal cellulare dell&#8217;azienda di Cupertino.</p>
<p>Nel panorama del <strong>mobile Facebook</strong> risulta l&#8217;applicazione più downlodata tra le free apps dell&#8217;App Store. Un risultato prevedibile proprio perché i social networking, insieme alla tecnologia 3G, i video, il VOIP (Voice Over IP, ovvero &#8220;voce tramite il protocollo Internet&#8221;) e i nuovi device mobile hanno fatto da motore del cambiamento, come accadde per win3.0 nei PC o Netscape per il web a partire dal 95. La capacità di coinvolgimenti degli utenti si sa è il must di internet degli ultimi anni, e il mobile entra di prepotenza in questa dinamica.</p>
<p><strong><a href="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2010/02/Google-Nexus-One.jpg" rel="lightbox[1030]"></a>Google</strong> non sta a guardare: è notizia di questi giorni del lancio del suo nuovo <strong>smartphone Nexus One</strong>, realizzato in collaborazione con HTC. Dalle prime indiscrezioni sembra un degno rivale dell&#8217;Iphone, ma la notizia più interessante sembra essere l&#8217;apertura di un Google Store dedicato, che ricalca Apple in grande e con grandissime aspettative, soprattutto per i servizi che Google vuole e può mettere a disposizione.</p>
<p>L&#8217;era dell&#8217;internet mobile è ancora agli inizi, ma promette veramente grandi novità e cambiamenti.<br />
Inutile dire che chi ha interessi su internet dovrà necessariamente tenerne conto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ibloom.it/blog/2010/02/lera-dellinternet-mobile/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Steve Jobs: leader  del pensiero per Newsweek</title>
		<link>http://www.ibloom.it/blog/2010/01/steve-jobs-leader-del-pensiero-per-newsweek/</link>
		<comments>http://www.ibloom.it/blog/2010/01/steve-jobs-leader-del-pensiero-per-newsweek/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 07 Jan 2010 17:41:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia</dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[apple]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[newsweek]]></category>
		<category><![CDATA[Steve Jobs]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ibloom.it/blog/?p=1011</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; lui, Steve Jobs, il co-fondatore e Ceo di Apple il numero uno della lista sui pensatori di oggi, il personaggio più influente del decennio, colui che più ha influenzato il cambiamento del mondo secondo  Newsweek.
I &#8220;leader del pensiero&#8221; sono quei personaggi che stanno cambiando radicalmente il mondo, e che hanno contato maggiormente nell&#8217;ultimo decennio: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-1015" title="steve" src="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2010/01/steve.jpg" alt="steve" width="163" height="180" />E&#8217; lui, <strong>Steve Jobs</strong>, il co-fondatore e Ceo di <a title="Apple" href="http://www.apple.com" target="_blank"><strong>Apple</strong></a> il numero uno della lista sui pensatori di oggi, il personaggio più influente del decennio, colui che più ha influenzato il cambiamento del mondo secondo  <a title="Newsweek" href="http://2010.newsweek.com/top-10/new-thought-leaders/steve-jobs.html" target="_blank"><strong>Newsweek</strong></a>.</p>
<p><span id="more-1011"></span>I &#8220;leader del pensiero&#8221; sono quei personaggi che stanno cambiando radicalmente il mondo, e che hanno contato maggiormente nell&#8217;ultimo decennio: Hillary Clinton,  i fondatori di Google, di Twitter, il giornalista Malcom Gladwell e vari altri. In testa alla graduatoria secondo  Newsweek figura quindi <strong>Steve Jobs</strong> e, il settimanale ha chiesto a <a title="Fake Steve" href="http://www.fakesteve.net/" target="_blank"><strong>Fake Steve Jobs</strong></a>, il giornalista <strong>Daniel Lyons</strong> di ilustrarne il profilo. Ed ecco qui il pezzo, stupendo e, ovviamente, tutto in prima persona:</p>
<blockquote><p><em>&#8220;Prima di tutto, grazie per avermi fatto emergere come l&#8217;unico essere umano che ha fatto più di chiunque altro nell&#8217;ultimo decennio per dare una forma alla vita sul nostro pianeta. Me lo sono assolutamente meritato. Ho fatto moltissime cose straordinarie negli ultimi dieci anni, ma penso che la singola miglior cosa che abbia fatto sia stata aver fatto smettere di pensare alla gente che i computer e internet siano degli strani, complicati aggeggi per tecnici. Grazie a me, i computer e il web nelle nostre vite sono diventati onnipresenti e facili da usare. Voi adesso non &#8220;andate più in rete&#8221;, siete sempre in rete. E non siete più legati a delle orribili scatole per usare il web. Invece, avete un sottilissimo pezzo di magia tutta di vetro e metallo chiamata iPhone (a meno che non siate utenti di Blackberry o Palm Pre, nel qual caso pregherò per le vostre anime). Ovviamente, ho anche cambiato in maniera radicale il settore musicale. La musica veniva venduta di regola in vecchi posti fuori moda chiamati &#8220;music stores&#8221;, dove veniva venduta su dischi e controllata dalle etichette discografiche. Adesso la musica viene venduta da una società che produce software (Apple), distribuita sotto forma di bit digitali ed è controllata interamente da me. Anche i film sono sulla stessa strada, e presto controllerò anche quel mercato. Editoria: sei tu la prossima. Nel nostro splendido nuovo mondo, chiunque controlla gli apparecchi e la distribuzione è il re. Questo spiega perché milioni di fan mi vedono non come un semplice Ceo ma come il Gesù di Silicio che è venuto sulla Terra a restituire una sensazione di meraviglia infantile nelle loro vite. Non posso dire di essere in disaccordo.&#8221;</em></p></blockquote>
<p>Su Facebook la gara è invece ancora in atto, e Steve Jobs appare al secondo posto tra Al Gore e Barack Obama&#8230; <img src='http://www.ibloom.it/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ibloom.it/blog/2010/01/steve-jobs-leader-del-pensiero-per-newsweek/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Personas: come ci vede internet?</title>
		<link>http://www.ibloom.it/blog/2009/12/personas-come-ci-vede-internet/</link>
		<comments>http://www.ibloom.it/blog/2009/12/personas-come-ci-vede-internet/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 09:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia</dc:creator>
				<category><![CDATA[tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[art]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[Aaron Zinman]]></category>
		<category><![CDATA[MIT Museum]]></category>
		<category><![CDATA[Personas]]></category>
		<category><![CDATA[web 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[web identity]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ibloom.it/blog/?p=996</guid>
		<description><![CDATA[Aaron Zinman al MIT Museum per la Metropath(ologies) exhibit con Personas, un componente che mostra come Internet ci percepisce: inquietante?

Personas usa infatti un sofisticato processo per creare un ritratto &#8216;visivo&#8217; basandosi sull&#8217;identità online del nome inserito. Partendo da un nome infatti, Personas cerca nel web (in base ad algoritmi definiti) qualsiasi informazione possa caratterizzare l&#8217;individuo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-1002" title="personas" src="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/12/personas1.gif" alt="personas" width="195" height="70" /><a title="Aaron Zinman" href="http://web.media.mit.edu/~azinman/" target="_blank"><strong>Aaron</strong> <strong>Zinman</strong></a> al <a title="MIT Museum" href="http://web.mit.edu/museum/" target="_blank"><strong>MIT</strong> <strong>Museum</strong></a> per la <strong>Metropath</strong><strong>(ologies) exhibit</strong> con <strong><a title="Personas" href="http://personas.media.mit.edu/personasWeb.html" target="_blank">Personas</a></strong>, un componente che mostra come Internet ci percepisce: inquietante?</p>
<p><span id="more-996"></span></p>
<p>Personas usa infatti un sofisticato processo per creare un ritratto &#8216;visivo&#8217; basandosi sull&#8217;identità online del nome inserito. Partendo da un nome infatti, Personas cerca nel web (in base ad algoritmi definiti) qualsiasi informazione possa caratterizzare l&#8217;individuo, ed il processo di analisi viene visualizzato a tutti i livelli ed il risultato finale è&#8230; sorprendente. Ma, come scrive Zinman:</p>
<blockquote><p>&#8220;In a world where fortunes are sought through data-mining vast information repositories, the computer is our indispensable but far from infallible assistant. Personas demonstrates the computer&#8217;s uncanny insights and its inadvertent errors, such as the mischaracterizations caused by the inability to separate data from multiple owners of the same name. It is meant for the viewer to reflect on our current and future world, where digital histories are as important if not more important than oral histories, and computational methods of condensing our digital traces are opaque and socially ignorant.&#8221;</p></blockquote>
<p>Comunque, buon divertimento: <a title="Personas" href="http://personas.media.mit.edu/personasWeb.html" target="_blank"><strong>http://personas.media.mit.edu/personasWeb.html</strong></a>.</p>
<blockquote><p><object id="viddlerplayer-51effc7e" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="437" height="288" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="flashvars" value="autoplay=f" /><param name="src" value="http://www.viddler.com/simple/51effc7e/" /><param name="name" value="viddlerplayer-51effc7e" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed id="viddlerplayer-51effc7e" type="application/x-shockwave-flash" width="437" height="288" src="http://www.viddler.com/simple/51effc7e/" name="viddlerplayer-51effc7e" flashvars="autoplay=f" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object>
</p></blockquote>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ibloom.it/blog/2009/12/personas-come-ci-vede-internet/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le 4P del social marketing</title>
		<link>http://www.ibloom.it/blog/2009/12/le-4p-del-social-marketin/</link>
		<comments>http://www.ibloom.it/blog/2009/12/le-4p-del-social-marketin/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 12:47:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia</dc:creator>
				<category><![CDATA[ marketing]]></category>
		<category><![CDATA[tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[webmarketing]]></category>
		<category><![CDATA[4P]]></category>
		<category><![CDATA[Forrester]]></category>
		<category><![CDATA[Jerome McCarthy]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ibloom.it/blog/?p=977</guid>
		<description><![CDATA[Sono ormai quasi 50 anni che esiste la teoria delle 4P di Jerome McCarthy: Product (prodotto), Price (prezzo), Place (distribuzione) e Promotion (comunicazione) quali variabili controllabili (leve decisionali) del marketing mix che le imprese adottano per raggiungere i propri obiettivi. Ma oggi i circuiti di distribuzione non sono certo più gli stessi:  il web con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono ormai quasi 50 anni che esiste la teoria delle <a title="4P" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marketing_mix#Le_4P" target="_blank"><strong>4P di Jerome McCarthy</strong></a>: Product (prodotto), Price (prezzo), Place (distribuzione) e Promotion (comunicazione) quali variabili controllabili (<strong>leve decisionali</strong>) del <strong>marketing mix</strong> che le imprese adottano per raggiungere i propri obiettivi. Ma oggi i circuiti di distribuzione non sono certo più gli stessi:  il web con il commercio on line ed i social media hanno davvero cambiato il mercato, e le abitudini dei consumatori.</p>
<p><span id="more-977"></span>L&#8217;ultimo rapporto <strong>Forrester</strong> su questo argomento è interessante: definisce infatti le basi dell&#8217;<strong><a title="Adaptive Brand Marketing" href="http://www.forrester.com/Research/Document/Excerpt/0,7211,55526,00.html" target="_blank">Adaptive Brand Marketing</a> </strong>riassumendo il contesto e le motivazioni che dovrebbero spingere un brand a rivedere le proprie strategie:</p>
<ul>
<li><strong>Frammentazione dei media</strong>, con conseguente diminuzione del raggiungimento degli obiettivi (impossibile garantire l&#8217;efficacia di uno stesso messaggio diffuso in una moltitudine di nano-media);</li>
<li><strong>Disequilibrio</strong> tra i mezzi destinati al <strong>trade marketing</strong> (tecniche di marketing indirizzate al distributore piuttosto che al consumatore finale, il 70% del budget totale per alcuni marchi) rispetto a quelli destinati al<strong> brand marketing</strong> (per valorizzare il marchio o l&#8217;immagine dei prodotti);</li>
<li>Perverse conseguenze di <strong>politiche di conquista e di fidelizzazione</strong> unicamente basate sulle promozioni e sui prezzi al ribasso &#8230;</li>
</ul>
<p>Insomma: il contesto non è certo favorevole, e  sono poche le aziende che riescono a differenziarsi dalla massa facendo leva sul proprio stesso <strong>marchio </strong>piuttosto che sul <strong>prezzo</strong>. Ecco un grafico che lo dimostra: nell&#8217;elenco delle motivazioni all&#8217;acquisto di &#8216;veri individui&#8217; (e non di <a title="geek" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Geek" target="_blank">geeks</a>) la <strong>promozione</strong> è infatti il terzo argomento più impattante, prima della fiducia nel marchio e ben prima dei consigli di amici o familiari.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-985" title="Product sale" src="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/12/Product_sale.jpg" alt="Product sale" width="550" height="531" /></p>
<p>Aggiungete a questo il fatto che nei social media il marchio esiste solo a&#8230; lato del contenuto (<em>social ads </em>in un profilo, o banner nella colonna laterale di un blog) e avrete esperti di marketing davvero disarmati di fronte ad una nuova generazione di consumatori  ben evoluti rispetto all&#8217;epoca in cui era sufficiente sommergerli di pubblicità per invogliarli all&#8217;acquisto di un prodotto.</p>
<p>L&#8217;idea di base dell&#8217;<strong>Adaptive Brand Marketing </strong>è quindi quella di adottare un approccio più &#8220;agile&#8221;, privilegiando in primo luogo l&#8217;immagine del marchio piuttosto che le vendite nel breve termine (“<em>A flexible approach in which marketers respond quickly to their environment to align consumer and brand goals and maximize return on brand equity</em>“). Si tratta quindi di saper aggiustare le strategie e le tattiche in campo in funzione del <strong>ritorno immediato</strong> (nel real-time-web ):  in termini di social marketing infatti non ci sono certezze, ma solo molte sperimentazioni. Secondo l&#8217;autore la prima cosa da fare quindi sarebbe quella di abbandonare l&#8217;idea di avere un &#8220;brand manager&#8221;,  sostituendolo invece con un &#8220;brand advocate&#8221;:  un consiglio davvero improntato al buon senso, dato che <strong>nei social media</strong> <strong>il vostro marchio non vi appartiene più</strong> ma è tributario di ciò che gli altri ne pensano/dicono. Un atteggiamento aperto al confronto ed all&#8217;argomentazione è quindi certo più adatto rispetto a pose&#8230; &#8220;dittatoriali&#8221; (&#8220;impongo la visione del direttore marketing a colpi di campagne TV e manifesti pubblicitari&#8230;&#8221;).</p>
<p>Ed ecco come l&#8217;autore propone di riciclare le 4P del marketing tradizionale nelle 4P del social marketing:</p>
<ul>
<li><strong>Permission</strong> (permesso), perchè è necessario farsi accettare per entrare a far parte delle discussioni e coinvolgere individui o gruppi (da tener presente che si ha a che fare con &#8220;profili&#8221;, non con clienti &#8220;fisici&#8221;) su tematiche che spingano il nostro band;</li>
<li><strong>Proximity</strong> (prossimità), perchè ci si deve adattare alle specifiche &#8220;locali&#8221; (servizi, toni, usi e costumi&#8230;) per colpire in modo efficace ma certo più sottile, invece di &#8220;irradiare&#8221; un messaggio generico, valido su più mercati ma decisamente inefficace nel contesto;</li>
<li><strong>Perception</strong> (percezione), perchè nei social media bisogna sapersi accontentare di quello che gli utilizzatori decidono di mostrare di se stessi (sui profili o tramite i meccanismi si autentificazione come Facebook Connect) e riuscie;</li>
<li><strong>Partecipation</strong> (partecipazione), perchè i clienti/prospects sono invitati non certo a prendere il controllo delle azioni, ma ad esprimersi riguardo ai loro bisogni o ai loro desideri di eventuale sviluppo.</li>
</ul>
<p>Ecco quindi un quadro formale sul quale è certo interessante lavorare: significativo il fatto che nei social media <strong>non avete a che fare con &#8220;consumatori&#8221; </strong>(come in un supermercato&#8230;) <strong>ma con avatars di consumatori</strong>, che cercano in primo luogo di valorizzarsi attraverso un&#8217;immagine ed un quotidiano&#8230; ottimizzato e magari &#8230; idealizzato (racconteranno solo ciò che è interessante, pubblicheranno solo le foto più belle&#8230;). Insomma: <strong>i social media usati dai consumatori servono innanzi tutto a valorizzare il loro ego e a consentirgli di&#8230; brillare socialmente</strong>.</p>
<p>La domanda da porsi allora è: la vostra campagna, gli consentirà di amplificare ulteriormente questi due obiettivi? Valorizzerà ancor più il loro ego e gli  garantirà lustro nell&#8217;universo virtuale? Quindi, rifletteteci bene, prima di &#8230; improvvisare un&#8217;operazione di buzz &#8230;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ibloom.it/blog/2009/12/le-4p-del-social-marketin/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Razorfish Digital Brand Experience Report 2009</title>
		<link>http://www.ibloom.it/blog/2009/12/razorfish-digital-brand-experience-report-2009/</link>
		<comments>http://www.ibloom.it/blog/2009/12/razorfish-digital-brand-experience-report-2009/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 07:43:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Edith</dc:creator>
				<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[brand]]></category>
		<category><![CDATA[razorfish]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ibloom.it/blog/?p=971</guid>
		<description><![CDATA[Questa presentazione contiene i FEED highlights del Razorfish Digital Brand Experience Report 2009. FEED è la studie annuale di Razorfish su come la tecnologia cambia l&#8217;approccio del consumatore con brands ed è un MUST read per ogni singolo marketer!


FEED: The Razorfish Digital Brand Experience Report 2009 Key Findings
View more presentations from Razorfish Marketing.
Razorfish, come sempre, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa presentazione contiene i FEED highlights del <strong>Razorfish Digital Brand Experience Report 2009</strong>. <strong>FEED</strong> è la studie annuale di Razorfish su come la tecnologia cambia l&#8217;approccio del consumatore con brands ed è un MUST read per ogni singolo marketer!<img style="width: 0px; height: 0px; visibility: hidden;" src="http://counters.gigya.com/wildfire/IMP/CXNID=2000002.0NXC/bT*xJmx*PTEyNTk5MTE2MjE5NzUmcHQ9MTI1OTkxMTYzNTQ4NSZwPTEwMTkxJmQ9c3NfZW1iZWQmZz*yJm89ZDlmOGY2N2UwNzY*NDM4YWEzNmRmZjQ1ZTc4OTVkNjcmb2Y9MA==.gif" border="0" alt="" width="0" height="0" /></p>
<p><img style="width: 0px; height: 0px; visibility: hidden;" src="http://counters.gigya.com/wildfire/IMP/CXNID=2000002.0NXC/bT*xJmx*PTEyNTk5MTE2MjE5NzUmcHQ9MTI1OTkxMTYzNTQ4NSZwPTEwMTkxJmQ9c3NfZW1iZWQmZz*yJm89ZDlmOGY2N2UwNzY*NDM4YWEzNmRmZjQ1ZTc4OTVkNjcmb2Y9MA==.gif" border="0" alt="" width="0" height="0" /><br />
<span id="more-971"></span></p>
<div id="__ss_2459807" style="text-align: left; width: 425px;"><a style="font:14px Helvetica,Arial,Sans-serif;display:block;margin:12px 0 3px 0;text-decoration:underline;" title="FEED: The Razorfish Digital Brand Experience Report 2009 Key Findings" href="http://www.slideshare.net/razorfishmarketing/feed-the-razorfish-digital-brand-experience-report-2009-key-findings">FEED: The Razorfish Digital Brand Experience Report 2009 Key Findings</a><object style="margin:0px" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="355" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="src" value="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=feed09mergedwebinarfinal2-091109130924-phpapp01&amp;stripped_title=feed-the-razorfish-digital-brand-experience-report-2009-key-findings" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed style="margin:0px" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="355" src="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=feed09mergedwebinarfinal2-091109130924-phpapp01&amp;stripped_title=feed-the-razorfish-digital-brand-experience-report-2009-key-findings" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></div>
<div style="font-family: tahoma,arial; height: 26px; font-size: 11px; padding-top: 2px;">View more <a style="text-decoration:underline;" href="http://www.slideshare.net/">presentations</a> from <a style="text-decoration:underline;" href="http://www.slideshare.net/razorfishmarketing">Razorfish Marketing</a>.</div>
<p>Razorfish, come sempre, ha reso pubblico l&#8217;intero report. E&#8217; gratuitamente disponibile on-line. Potete scaricare <a href="http://feed.razorfish.com/downloads/Razorfish_FEED09.pdf" target="_blank">il report completo qui</a> o consultare solo <a href="http://feed.razorfish.com/feed09/the-data/" target="_blank">i dati e charts qui</a> oppure <a href="http://www.blurb.com/my/book/detail/941524" target="_blank">acquistare un libro stampato qui</a>. Grazie,  <a href="http://www.razorfish.com/" target="_blank">Razorfish</a>, per mettere a disposizione tutto il materiale!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ibloom.it/blog/2009/12/razorfish-digital-brand-experience-report-2009/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Enterprise 2.0: funziona?</title>
		<link>http://www.ibloom.it/blog/2009/12/enterprise-2-0-smacchi-e-successi/</link>
		<comments>http://www.ibloom.it/blog/2009/12/enterprise-2-0-smacchi-e-successi/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 15:32:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Enterprise2.0]]></category>
		<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[enterprise 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[marketing virale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ibloom.it/blog/?p=961</guid>
		<description><![CDATA[Sono ormai più di 2 anni che si parla di &#8220;Enterprise 2.0&#8243;: facciamo il punto su quali siano le strategie vincenti per chi intende impegnarsi in un progetto 2.0 a livello aziendale e, per  questo, approfittiamo dell&#8217;articolo di Don Hinchcliffe: 14 Reasons Why Enterprise 2.0 Projects Fail.

L&#8217;autore vi elenca infatti le principali ragioni di insuccesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono ormai più di 2 anni che si parla di &#8220;Enterprise 2.0&#8243;: facciamo il punto su quali siano le strategie vincenti per chi intende impegnarsi in un progetto 2.0 a livello aziendale e, per  questo, approfittiamo dell&#8217;articolo di Don Hinchcliffe: <a title="14 Reasons Why Enterprise 2.0 Projects Fail" href="http://blogs.zdnet.com/Hinchcliffe/?p=718" target="_blank">14 Reasons Why Enterprise 2.0 Projects Fail</a>.</p>
<p><span id="more-961"></span></p>
<p>L&#8217;autore vi elenca infatti le principali ragioni di insuccesso dei progetti 2.0 delle aziende, che vi riassumiamo in quattro principali fattori di criticità:</p>
<ul>
<li><strong>La scelta degli strumenti</strong>. Non esiste lo strumento perfetto ma solo un&#8217;infinità di soluzioni che dovranno essere adattate al budget, agli obliettivi ed ai limiti oggettivi dell&#8217;azienda. Lo strumento scelto è certo uno degli elementi dell&#8217;equazione che porterà alla riuscita ma non il più importante, dato che potrò sempre essere sostituito. E&#8217; invece importante non sprecare troppo tempo ed energie nel processo di scelta, e partire con la soluzione il più leggera possibile (per valutarla e/o&#8230; cambiarla). Tenete presente che gli strumenti più semplici sono anche i più facili da apprendere e quindi da diffondere.</li>
<li><strong>L&#8217;evangelizzazione</strong>. E&#8217; importantissimo trovare i modi migliori per promuovere le iniziative E2.0 e, soprattutto, per spiegarne i benefici ai più scettici. I  maestri dell&#8217;E2.0 sono coloro che faranno in modo di far superare ai progetti le&#8230; distanze tra i vari servizi business unit, altrimenti il progetto rischia di restare accantonato ad un solo dipartimento e di non essere condiviso dal resto dell&#8217;organizzazione.</li>
<li><strong>Gli attori</strong>. Molti ruoli possono essere coinvolti  in un&#8217;iniziativa E2.0. E&#8217; importante riuscire a recuperare gli  input di ognuno in modo ottimale e certo non penalizzante a riguardo delle attività più tradizionali.</li>
<li><strong>Obiettivi e monitoraggio</strong>.  I benefici dell&#8217;E2.0 si fanno sentire nel medio vedi lungo termine. Inutile quindi fissarsi obiettivi a partire dal primo mese o abbandonare dopo due anni di risultati poco significativi. Creare una dinamica 2.0 nelle aziende è un lavoro lungo, soprattutto per quanto riguarda il cambiamento delle abitudini di lavoro e delle mentalità. Non sperate quindi in miracoli dopo un trimestre: tutto sta nel gestire costi e risorse al meglio appunto su tempi lunghi  gratificando comunque rapidamente i collaboratori coinvolti, il cui impegno deve essere riconosciuto e valorizzato.</li>
</ul>
<p>Altro concetto che mi ha particolarmente sedotto in questo articolo è l&#8217;<strong>approccio empirico “</strong><em><strong>fail fast and often</strong></em><strong>”</strong>: fallire in fretta e spesso, in un mondo che ormai sembra in&#8230; fase beta, dove il trittico Probe-Sense-Respond è sempre più necessario.</p>
<p>Riporto anche questa immagine della curva di adozione, che trovo significativa:</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-964" title="E2_success_pattern" src="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/12/E2_success_pattern.jpg" alt="E2_success_pattern" width="509" height="336" />Sempre sull&#8217;argomento, segnalo poi un altro articolo: <a title="The secret sauce to successful Enterprise 2.0 adoption" href="http://blog.contentmanagementconnection.com/Home/19945" target="_blank">The secret sauce to successful Enterprise 2.0 adoption</a>, di più difficile  sintesi ma che evidenzia gli stessi punti di criticità: <strong>riuscire a coinvolgere gli interlocutori giusti al momento giusto</strong>, <strong>non sottovalutare l&#8217;evangelizzazione/formazione</strong>, <strong>non confidare in un unico strumento</strong>, <strong>fissarsi obiettivi e strumenti di monitoraggio coerenti</strong>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ibloom.it/blog/2009/12/enterprise-2-0-smacchi-e-successi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ergonomia del web vista dagli internauti</title>
		<link>http://www.ibloom.it/blog/2009/11/lergonomia-del-web-vista-dagli-internauti/</link>
		<comments>http://www.ibloom.it/blog/2009/11/lergonomia-del-web-vista-dagli-internauti/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 21:51:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucia</dc:creator>
				<category><![CDATA[ergonomia]]></category>
		<category><![CDATA[usability]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>
		<category><![CDATA[accessibilità]]></category>
		<category><![CDATA[adattabilità]]></category>
		<category><![CDATA[interattività]]></category>
		<category><![CDATA[leggibilità]]></category>
		<category><![CDATA[rapidità]]></category>
		<category><![CDATA[sobrietà]]></category>
		<category><![CDATA[utilizzabilità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ibloom.it/blog/?p=941</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;ergonomia è l&#8217;uso di conoscenze scientifiche relative all&#8217;uomo, con lo scopo di migliorare il suo ambiente di lavoro. L&#8217;ergonomia si caratterizza generalmente per due componenti: l&#8217;efficacia e l&#8217;utilizzabilità. 
L&#8217;ergonomia di un sito web consiste nella capacità di rispondere efficacemente alle attese degli utenti fornendo loro confort di navigazione.
Ho trovato i risultati di un&#8217;inchiesta (a mio avviso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-943" title="web" src="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/web.jpg" alt="web" width="241" height="200" />L&#8217;<strong>ergonomia</strong> è l&#8217;uso di conoscenze scientifiche relative all&#8217;uomo, con lo scopo di migliorare il suo ambiente di lavoro. L&#8217;ergonomia si caratterizza generalmente per due componenti: l&#8217;<strong>efficacia</strong> e l&#8217;<strong>utilizzabilità</strong>. <strong><br />
L&#8217;ergonomia di un sito web consiste nella capacità di rispondere efficacemente alle attese degli utenti fornendo loro confort di navigazione.</strong></p>
<p><span id="more-941"></span>Ho trovato i risultati di un&#8217;inchiesta (a mio avviso interessante) effettuata dal team di consulenza per l&#8217;ergonomia del <strong><a title="Benchmark Group" href="http://www.benchmark.fr/magazine/analyse_de_site/" target="_blank">Benchmark Group</a>, </strong>dal titolo &#8220;<strong><a title="Ergonomie web" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview('/outbound/article/www.benchmark.fr');" href="http://www.benchmark.fr/demande/ergo/51/" target="_blank">Ergonomie des sites Web : le verdict des internautes</a>&#8220;</strong>.</p>
<p>Ed ecco alcuni dati significativi:</p>
<ul>
<li>il <strong>75%</strong> degli utenti incontrano ancora &#8220;spesso&#8221; <strong>difficoltà per trovare ciò che cercano</strong> sui siti che consultato, ed il <strong>58%</strong> ha &#8220;spesso&#8221; <strong>problemi con la navigazione</strong> del sito stesso.</li>
<li>il <strong>66%</strong> trovano i <strong>contenuti dei siti &#8220;spesso mal presentati&#8221;</strong> e per il <strong>47%</strong> le <strong>home page sono &#8220;spesso ben poco coinvolgenti come informazioni&#8221;</strong>.</li>
<li><strong>7 utenti  su 10</strong> <strong>non ritornano a visitare un sito dove hanno incontrato problemi di navigazione o di orientamento</strong>.</li>
</ul>
<p>Inoltre, uno schema che ho tradotto  riassume i risultati dell&#8217;inchiesta, rispondendo alla seguente domanda:</p>
<p style="text-align: center;">&#8220;<strong>di solito, dopo quanto tempo decidete di abbandonare un sito che non vi soddisfa?&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong><img class="aligncenter size-full wp-image-950" title="grafico" src="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/grafico1.gif" alt="grafico" width="424" height="158" /></strong></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">A questo punto, eccovi un elenco dei <strong>principali criteri dell&#8217;ergonomia</strong> di un sito web:</p>
<ul>
<li><strong>Sobrietà</strong>: cioè <strong>semplicità</strong> (un sito web epurato rafforza la credibilità) e <strong>leggerezza</strong> (le animazioni o gli effetti speciali devono essere usati solo per visualizzare messaggi forti, dato che attirano l&#8217;attenzione dell&#8217;utente).</li>
<li><strong>Leggibilità</strong>: il testo deve essere <strong>chiaro</strong> (è meno facile  leggere a schermo rispetto ad un supporto cartaceo:  il tempo di lettura aumenta del 25%),  <strong>strutturato</strong> (testi suddivisi in paragrafi e titoli di diversi livelli) e <strong>organizzato</strong> (gli elementi di informazione più importanti devono figurare nelle parti alte delle pagine).</li>
<li><strong>Utilizzabilità</strong>: garantita dalla <strong>facilità di navigazione </strong>(ogni informazione deve essere accessibile in massimo <strong>3 click</strong>) e dalla <strong>libertà della stessa</strong> (poter ritornare alla home page o in qualunque sezione con un semplice click grazie, ad esempio, ad una barra di navigazione, evitando poi splash screen che di solito innervosiscono e basta&#8230;). Importante è l&#8217;<strong>omogeneità della carta grafica</strong> <strong>e della struttura</strong>, e la possibilità di <strong>s</strong><strong>ituarsi </strong>al suo interno senza difficoltà. L&#8217;<strong>indirizzo</strong> della pagina in corso (URL) deve essere <strong>visibile</strong> e facilmente <strong>individuabile, </strong>ed è importante garantire la<strong> tangibilità dei contenuti </strong>(grazie ad informazioni qualificate).</li>
<li><strong>Rapidità</strong>: il<strong> tempo di caricamento</strong> di una pagina deve essere il minore possibile (la maggioranza degli internauti non pazienta per più di 15 secondi) ed è quindi importante <strong>ottimizzare i materiale pubblicati</strong>, come le immagini, sia come peso che come dimensioni.</li>
<li><strong>Interattività: </strong>tra l&#8217;utente ed il sito<strong>, </strong> grazie a <strong>link ipertestuali </strong>che consentano percorsi multipli e <strong>scomposizione dell&#8217;informazione</strong> per offrire diverse opzioni di approfondimento. Importante poi è fornire <strong>strumenti di contatto</strong> (form, mail) per facilitare gli scambi, soprattutto in un&#8217;ottica evolutiva del sito.</li>
<li><strong>Adattabilità</strong>: la possibilità cioè per l&#8217;utente di <strong>personalizzare il sito web</strong>, ridimensionandone  magari  i caratteri dei testi (che non dovranno avere quindi dimensione assoluta) o le dimensioni del layout a schermo.</li>
<li><strong>Accessibilità</strong>: il sito deve poter essere consultato <strong>universalmente</strong> da tutti gli utenti, compresi gli ipo e non vendenti. Il rispetto degli standard, in particolare le <a href="http://www.w3.org/WAI/">raccomandazioni di accessibilità del <strong>W3C</strong></a>, permette di garantire un buon livello di <strong>interoperabilità</strong>, cioè la capacità del sito web di essere consultabile da diversi client software. Tutti i contenuti di rilievo dovranno essere consultabili anche in modalità testuale (<strong>trasparenza</strong>) e si devono prevedere <strong>testi sostitutivi per le immagini</strong>, legende che consentano ai non vedenti di capirne il senso. I <strong>colori</strong> devono essere scelti in modo da lasciare leggibile l&#8217;informazione alle persone che non li distinguono correttamente (daltonici) e il livello di <strong>contrasto</strong> tra il colore di sfondo e il testo in primo piano deve essere sufficiente per permetterne la lettura agli ipovedenti.</li>
</ul>
<p>E&#8230; il vostro sito invece? Com&#8217;è? <img src='http://www.ibloom.it/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ibloom.it/blog/2009/11/lergonomia-del-web-vista-dagli-internauti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>2009 Business Social Media Benchmarking Study</title>
		<link>http://www.ibloom.it/blog/2009/11/2009-business-social-media-benchmarking-study/</link>
		<comments>http://www.ibloom.it/blog/2009/11/2009-business-social-media-benchmarking-study/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 11:14:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Edith</dc:creator>
				<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[social networks]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ibloom.it/blog/?p=903</guid>
		<description><![CDATA[La domanda interessante sul uso di Social Media si sta spostando velocemente dalla implementazione &#8211; se le aziende usano attualmente i canali Social Media per promuovere i loro brands, prodotti o servizi, comunicare con i loro clienti ecc. alla gestione come le aziende e le persone cercano trarre vantaggio di questi nuovi media. 

Negli stati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/Untitled-5.png" rel="lightbox[903]"></a><a href="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/Untitled-8.png" rel="lightbox[903]"></a><a href="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/Untitled-9.png" rel="lightbox[903]"></a>La domanda interessante sul uso di Social Media si sta spostando velocemente dalla implementazione &#8211; se le aziende usano attualmente i canali Social Media per promuovere i loro brands, prodotti o servizi, comunicare con i loro clienti ecc. alla gestione come le aziende e le persone cercano trarre vantaggio di questi nuovi media. </p>
<p style="text-align: left;">
<p><span id="more-903"></span>Negli stati uniti il 46% degli adulti partecipano ai Social Networks e un quarto li usa quotidianemente. Questo fatto fa si che i Social Networks non possano più essere considerati come qualcosa rilevante solo per un gruppo demografico specifico. Social Media è presente e rimarrà un fattore sempre più importante nel marketing e le persone di marketing avranno bisogno di tutto l&#8217;aiuto che possano ricevere per comprendere questo nuovo canale di comunicazione.</p>
<p>La studie <strong>2009 Business Social Media Benchmarking</strong> della Business.com è stata creata per accedere ai trends attuali nel uso di Social Media negli Stati Uniti. Sono stati intervistati 2.948 persone per fornire un benchmark utilissimo su come persone e aziende trovano valori in Social Media applicando metodi diversi e usandi canali diversi. La studie è focalizzata sul uso di Social Media &#8211; <strong>come</strong> persone e aziende usano i Social Media nel quotidiano &#8211; e non <strong>se</strong> vengono usati. Tutti i partecipanti stavano usando i Social Media nel loro lavoro quotidiano per trovare informazioni riguarda il loro business.</p>
<p>Il report è organizzato in due sezioni. La prima rivela come le persone oggi stanno usando i Social Media per trovare informazioni rilevanti al loro business, simile al uso di motori di ricerca o di scambio di informazioni con peers o colleghi. Questa parte è decisamente d&#8217;interesse principale per business-to-business (B2B) marketers, ma arrivare ad un benchmark rappresentativo in quest&#8217;area risulta difficile in quanto, secondo una studie die Robert Half International2, il 54% delle aziende bloccano l&#8217;uso dei siti Social Media più importanti, <strong>Facebook</strong> e <strong>Twitter</strong>, per i loro dipendenti e solo il 10% degli 1.400 manager intervistati hanno indicato che concedono accesso pieno ai Social Networks al lavoro. La paura che il tempo di lavoro viene usato per portare avanti gestioni privati l&#8217;abbiamo osservata già varie volte nel passato (telefoni, cellulari, internet, e-mail).  Dimostrare il valore degli Social Media può aiutare alle aziende di mettersi nella posizione di capire e usare meglio questo canale importante di comunicazione e il suo potenziale valore nel uso al lavoro.</p>
<p>La seconda parte del report copre le iniziative aziendali nei Social Media, esperienza di benchmarking con Social Media per aziende, le top attività e come le aziende giudicano i Social Media oggi. E&#8217; stato approfondito in cinque settori di attività Social Media &#8211; profili aziendali su siti Social Media, partecipazioni in siti domande-risposte/forums, Social media monitoring, condivisione di contenuti e bookmarking sites (quanto sono disposti i responsabili di consigliare un sito specifico a colleghi o amici).  </p>
<p><strong>Oltre chattare con amici: Social Media come risorsa di business</strong></p>
<p>Quasi il 65% degli intervistati confermano di usare i Social Media come parte della loro routine di lavoro, incluso la lettura di blogs, la visita di profili su siti come <strong><a title="Facebook" href="http://www.facebook.com">Facebook</a></strong> o <strong><a title="LinkedIn" href="http://www.linkedin.com">LinkedIn</a></strong> o usando <strong><a title="Twitter" href="http://www.twitter.com">Twitter</a></strong> per trovare informazioni e/o comunicare di gestioni riguarda il loro business.</p>
<p><strong>Chi usa i Social Media come risorsa di informazioni aziendali?</strong></p>
<p>Per capire meglio l&#8217;uso dei Business Social Media da persone in diversi livelli manageriali, ruoli, industrie e dimensioni di azienda di seguito vari grafici con le percentuali.</p>
<p>Il grafico seguente  mostra che manager di alto livello sono meno disposti ad usare i Social Media come risorsa mentre manager di livello medio come direttori o capi reparto li usano più frequentemente.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/Untitled-1.png" rel="lightbox[903]"><img class="size-medium wp-image-910 aligncenter" title="Use of Social Media as a Business Information Resource by Job Level" src="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/Untitled-1-480x362.png" alt="Use of Social Media as a Business Information Resource by Job Level" width="480" height="362" /></a></p>
<p><strong>I resultati per ruolo</strong></p>
<p>I risultati per ruolo in azienda fanno vedere che l&#8217;uso di Social Media per recuperare informazioni rilevanti al business è decisamente non ristretto agli aspetti high-tech dell&#8217;azienda - anzi, intervistati lavorando nel reparto IT usavano i Social Media meno che altri reparti.  </p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/Untitled-21.png" rel="lightbox[903]"><img class="size-medium wp-image-913 aligncenter" title="Use of Social Media as a Business Information Resource by Job Role" src="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/Untitled-21-480x451.png" alt="Use of Social Media as a Business Information Resource by Job Role" width="480" height="451" /></a></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/Untitled-2.png" rel="lightbox[903]"></a><strong><strong></strong></strong>Intervistati appartenenti da aziende più grandi con 500 o più dipendenti usano i Social Media un pò meno che le persone in aziende più piccole &#8211; come dimostra il grafico seguente.<strong><strong></strong></strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong><strong></strong></strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/Untitled-3.png" rel="lightbox[903]"><img class="size-medium wp-image-915 aligncenter" title="Use of Social Media as a Business Information Resource by Company Size" src="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/Untitled-3-480x340.png" alt="Use of Social Media as a Business Information Resource by Company Size" width="480" height="340" /></a></p>
<p><strong><strong></strong></strong>Inoltre, le aziende immobiliari e le industrie di costruzione sono gli utenti più attivi per recuperare informazioni nei Social Media.<strong><strong></strong></strong></p>
<p><strong><strong></strong></strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/Untitled-4.png" rel="lightbox[903]"><img class="size-medium wp-image-917 aligncenter" title="Use of Social Media as a Business Information Resource by Industry" src="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/Untitled-4-480x465.png" alt="Use of Social Media as a Business Information Resource by Industry" width="480" height="465" /></a></p>
<p><strong>Le risorse più comuni di Social Media per business</strong></p>
<p>L&#8217;attivatà più diffusa nel uso di Social Media è la partecipazione a webinars o l&#8217;ascolto di podcasts (69%), seguito dalla lettura di ratings/reviews di prodotti o servizi (62%).  Le attività meno comuni sono i servizi di Social Bookmarking per links relativi al business (28%) e la partecipazione a discussioni su siti di terzi (29%).</p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><a href="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/Untitled-5.png" rel="lightbox[903]"><img class="aligncenter" title="Most Popular Social Media Resources for Business Information" src="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/Untitled-5-480x578.png" alt="Most Popular Social Media Resources for Business Information" width="480" height="578" /></a></p>
<p><strong>Stato attuale di iniziative aziendali nei Social Media</strong></p>
<p>Più di 1.900 partecipanti in questa ricerca hanno indicato di lavorare per un&#8217;azienda coinvolta in iniziative di Social Media. La maggiorità (92%) è direttamente coinvolta nella pianificazione o manutenzione delle iniziative Social Media dell&#8217;azienda e passono mediamente 18% del loro tempo settimanale lavorando su queste iniziative.</p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><a href="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/Untitled-6.png" rel="lightbox[903]"><img class="size-medium wp-image-920 aligncenter" title="% of Work Time Spent Managing or Involved with Company Social Media Initiatives" src="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/Untitled-6-480x320.png" alt="% of Work Time Spent Managing or Involved with Company Social Media Initiatives" width="480" height="320" /></a></p>
<p><strong>Esperienza delle persone e aziende nel business Social Media</strong></p>
<p style="TEXT-ALIGN: left">La maggior parte degli intervistati è relativamente nuovo nel business Social Media. 35% hanno un esperienza di meno di un anno in queste attività e altri 30% hanno da uno a due anni di esperienza.</p>
</p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><a href="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/Untitled-7.png" rel="lightbox[903]"><img class="size-medium wp-image-921 aligncenter" title="Experience with Business Social Media Among Those Currently Managing or" src="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/Untitled-7-480x397.png" alt="Experience with Business Social Media Among Those Currently Managing or" width="480" height="397" /></a></p>
<p>E&#8217; stato chiesto anche quanta esperienza le loro aziende hanno con i Social Media e il 71% delle aziende ci lavora da meno di due anni.</p>
<p><strong>Le top attività aziendali nei Social Media</strong></p>
<p>Tra le aziende coinvolte in una o più iniziative Social Media, la percentuale più alta (70%) mantiene accounts o profili relativi all&#8217;azienda su siti Social Media. La seconda attività più importante è l&#8217;osservazione di informazioni menzionati relativi all&#8217;azienda su siti Social Media e il mantenimento di uno o più blogs aziendali. Una parte molto più piccola delle aziende usa i siti di Social Bookmarking (27%), produce webinars o podcasts (30%) o usa i Social Media per trovare collaboratori/dipendenti (31%).</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/Untitled-8.png" rel="lightbox[903]"><img class="aligncenter" title="Most Popular Business Social Media Initiatives" src="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/Untitled-8-479x426.png" alt="Most Popular Business Social Media Initiatives" width="479" height="426" /></a></p>
<p>Il reparto marketing è il motore principale per iniziative Social Media, seguito da customer support e product management.  </p>
<p>La media delle aziende in questa studie sta attualmente pianificando, sviluppando o seguendo sette diverse iniziative Social Media come dimostra il grafico seguente:</p>
<p style="TEXT-ALIGN: center"><a href="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/Untitled-9.png" rel="lightbox[903]"><img class="aligncenter" title="Number of Different Business Social Media Initiatives Planned, in" src="http://www.ibloom.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/Untitled-9-480x361.png" alt="Number of Different Business Social Media Initiatives Planned, in" width="480" height="361" /></a></p>
<p>Basati su case studies di iniziative di aziende più grandi (&gt; 500 dipendenti), gli analisti di Social Media osservano un&#8217;esagerazione nel uso contemporaneo di iniziative Social Media. Questo uso eccessivo spesso porta ad una presenza poco performante e iniziative abbandonate e ciò viene ulteriormente manifestato dalla studie presente:</p>
<ul>
<li>71% delle aziende partecipanti hanno meno di due anni di esperienza nei Social Media</li>
<li>anche i dipendenti o fornitori lavorando sulle loro iniziative hanno poca esperienza (65% di loro meno di due anni) e passano mediamente un giorno la settimana (18% del loro tempo) coinvolti nelle iniziative aziendali di Social Media</li>
<li>60% delle aziende in questa studie hanno meno di 10 dipendenti</li>
</ul>
<p>C&#8217;è un rischio per aziende di tutte le misure di fallire nelle loro iniziative Social Media? Oppure ci sono differenze importanti tra le varie dimensioni e tipi di azienda che indicano, che generalmente le realtà imprenditoriali sono più disposti ad investire in iniziative Social Media quando hanno raccolto più esperienza e/o hanno trovato le persone con le quali lavorare? Ci saranno altre studi nel futuro che riguarderanno questo aspetto.</p>
<p>La seconda parte di questo report sarà pubblicato sul nostro blog la settimana prossima e rivelerà come le aziende giudicano i Social Media oggi e quale benefit viene concepito.</p>
<p>Voi, in Italia&#8230; che tipo di rapporto avete con i Social Media? Vengono applicati nelle aziende? Sono utili?</p>
<p>Noi sentiamo i primi segnali ancora deboli dalle aziende che dimostrano di voler essere presenti. Ma rimane comunque una grande insicurezza e a volte anche paura &#8211; di perdere immagine e/o danaro.</p>
<p>Scriveteci le vostre esperienze! Noi torneremo la settimana prossima con la seconda parte della studie.</p>
<p>Buon Weekend!</p>
<p><em>La studie è stato elaborata da Business.com e può essere scaricata interamente (in inglese) dal loro sito web:<em></em></em><em><em><em> </em></em></em></em><a href="http://www.business.com/info/business-socialmedia-benchmark-study">http://www.business.com/info/business-socialmedia-benchmark-study</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ibloom.it/blog/2009/11/2009-business-social-media-benchmarking-study/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il tempo della multicanalità</title>
		<link>http://www.ibloom.it/blog/2009/10/il-tempo-della-multicanalita/</link>
		<comments>http://www.ibloom.it/blog/2009/10/il-tempo-della-multicanalita/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 08:50:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura</dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[tendenze]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>
		<category><![CDATA[multicanalità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ibloom.it/blog/?p=893</guid>
		<description><![CDATA[Partiamo da questo video di Cristina Papini, Sales&#38;Project Manager di Nielsen Online per parlare di multicanalità.
La crescita di Internet, nonostante la crisi, non si è placata. Non stiamo parlando solo del numero di internauti, ma di modalità d’utilizzo dello strumento.
Gli ultimi dati pubblicati da Nielsen parlano di un +25% di pagine visitate e di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Partiamo da questo <a href="http://www.youtube.com/watch?v=drgNBX4W9N0" target="_blank">video</a> di <a href="http://www.linkedin.com/in/cristinapapini" target="_blank">Cristina Papini</a>, Sales&amp;Project Manager di Nielsen Online per parlare di <a href="http://it.wiktionary.org/wiki/multicanalit%C3%A0" target="_blank">multicanalità</a>.</p>
<p>La crescita di Internet, nonostante la crisi, non si è placata. Non stiamo parlando solo del numero di internauti, ma di modalità d’utilizzo dello strumento.<br />
Gli ultimi <a href="http://nielsen.mag-news.it/nl/a.jsp?Wd.es.DQl.Fk.ES.Z3eB" target="_blank">dati</a> pubblicati da Nielsen parlano di un +25% di pagine visitate e di un +30% di tempo speso sul web.  Mentre aumentano le categorie di appartenenza di web site, qualità e varietà dei contenuti, nuove tendenze prendono campo: sempre più aziende stanno abbracciando strategie 2.0 attraverso l’utilizzo di blog e piattaforme orizzontali.</p>
<p><span id="more-893"></span></p>
<p>L’<a href="http://www.multicanalita.it/" target="_blank">osservatorio 2008</a> ha sancito “<em>una crescita della domanda di multicanalità</em>” e <a href="http://nielsen.mag-news.it/nl/a.jsp?Wd.eu.DQl.Fk.ES.Z3eB" target="_blank">confermato</a> il consolidamento di nuovi canali.<br />
Tra le strategie più apprezzate ci sono le iniziative nel punto vendita, pubblicità su carta stampata ed eventi organizzati/sponsorizzati dalle aziende.Su web cresce l’apprezzamento di web site, news letter, blog aziendali e video pubblicitari: attività che, per lo più, innescano meccanismi di interazione con il cliente.</p>
<p>Se gli investimenti in TV, stampa e radio sono ancora alti è anche da considerare che internet è diventato il mezzo più apprezzato per rintracciare informazioni su prodotti e servizi nel momento decisionale d’acquisto, imponendosi come elemento  cruciale di un <strong>media mix efficiente</strong>.<br />
Mix che può avvenire anche all’interno dello stesso mezzo, come precisa <a href="http://www.linkedin.com/in/lafra" target="_blank">Francesca Casadei</a> nel suo e-book “ <a href="http://www.lafra.it/2009/09/13/i-trucchi-di-una-digital-strategist-il-mio-primo-ebook/" target="_blank">I trucchi di una digital strategist</a>”.</p>
<p>In questo anno tante cose sono cambiate e molte aziende hanno iniziato a muoversi dentro la grande rete. Segno che ,in modo più o meno uniforme, ci stiamo tutti spostando verso un modo più consapevole e proficuo di utilizzare Internet, come mezzo.<br />
Concludiamo  lasciandovi alla visone di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Mc0ggyHcQBk&amp;feature=player_embedded." target="_blank">questo video</a> che abbiamo trovato su YouTube: l’evoluzione della comunicazione e dell’utente nei processi decisionali d’acquisto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ibloom.it/blog/2009/10/il-tempo-della-multicanalita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dati societari sul sito internet</title>
		<link>http://www.ibloom.it/blog/2009/09/itdati-societari-sul-sito-internetit/</link>
		<comments>http://www.ibloom.it/blog/2009/09/itdati-societari-sul-sito-internetit/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2009 17:23:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Edith</dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>
		<category><![CDATA[legge]]></category>
		<category><![CDATA[partita iva]]></category>
		<category><![CDATA[sito web]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.ibloom.it/blog/?p=889</guid>
		<description><![CDATA[Diventano sempre più numerose le disposizioni di legge in materia di Internet e nuove tecnologie. Con l’approvazione della Legge Comunitaria 2008 (L’art. 42 Legge n. 88/2009) è stato modificato l’art. 2250 c.c. introducendo nuovi obblighi di comunicazione via Web per le imprese.

Il nuovo art. 2250 c.c. prevede che le seguenti informazioni

 denominazione sociale;
indirizzo completo sede [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Diventano sempre più numerose le disposizioni di legge in materia di Internet e nuove tecnologie. Con l’approvazione della <a title="Legge Comunitaria 2008" href="http://www.politichecomunitarie.it/file_download/725" target="_blank"><strong>Legge Comunitaria 2008</strong></a> (L’art. 42 Legge n. 88/2009) è stato modificato<strong> l’art. 2250 c.c. </strong>introducendo nuovi obblighi di comunicazione via Web per le imprese.</p>
<p><span id="more-889"></span></p>
<p>Il nuovo art. 2250 c.c. prevede che le seguenti informazioni</p>
<ul>
<li> denominazione sociale;</li>
<li>indirizzo completo sede legale;</li>
<li>codice fiscale e partita IVA;</li>
<li>importo capitale sociale con indicazione della parte versata;</li>
<li>registro imprese ove la società è iscritta e numero (è uguale al codice fiscale);</li>
<li>numero REA.</li>
</ul>
<p>siano obbligatoriamente riportate nel sito internet della società.</p>
<p>Dal momento che la Legge n. 88/2009 è già in vigore, le società che non vi abbiano provveduto dovranno senza indugio aggiornare i propri siti Web con le informazioni innanzi indicate. Vi invitiamo quindi a provvedere quanto prima ad aggiornare i vostri siti internet  onde evitare l’applicazione delle sanzioni previste dall’art. 2630 c.c. (<strong>da € 206 a € 2.065</strong>).</p>
<p>Ma l’aggiornamento del sito Internet aziendale non appare sufficiente ad adempiere al dettato normativo; infatti, l’espressione “spazio elettronico destinato alla comunicazione collegato ad una rete telematica ad accesso pubblico” ricomprende sicuramente i siti Web,  ma anche tutti gli altri luoghi virtuali di comunicazione, ivi compresi i profili delle società sui social networks e firme nelle e-mails.</p>
<p>Ricordiamo che esiste già una norma fiscale (art. 35 del D.P.R. 633/1972 – IVA) che impone di indicare il solo numero di partita IVA almeno nella home page del sito internet della società. Questa norma rimane comunque efficace.</p>
<p>Le novità introdotte riguardano solamente le <strong>società di capitali</strong> (s.p.a., s.r.l. e s.a.p.a.); nulla cambia infatti per quanto riguarda ditte individuali e società di persone.</p>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px;">lang_</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.ibloom.it/blog/2009/09/itdati-societari-sul-sito-internetit/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
